lunedì 13 ottobre 2014

LUCCHINI: CEVITAL INCONTRA IL SINDACO GIULIANI E I SINDACATI


Cevital insieme ai rappresentanti sindacali

i rappresentanti della Cevital
i rappresentanti della Cevital
Piombino (LI) – La notizia è uscita in questi giorni e questa mattina, lunedì 13 ottobre, il sindaco Giuliani ha incontrato nella sua stanza due rappresentanti del gruppo algerino Cevital, il presidente e proprietario Issad Rebrab, il consulente in Italia Faid Tidjani accompagnati da Eliseo Paolicchi, direttore della società Riveco Generalsider S.p.A. All’incontro, nella fase conclusiva, ha partecipato anche il presidente dell’Autorità Portuale Luciano Guerrieri per le questioni collegate al porto.
“Pur ricevendo questa nuova offerta con un certo stupore, determinato soprattutto dalla tempistica – ha affermato il sindaco Giuliani dopo l’incontro- consideriamo comunque positivamente l’interesse dimostrato nei confronti della Lucchini. Questa è una società riconoscibile e affermata, anche se non specializzata nella produzione di acciaio. Si tratta infatti del gruppo industriale più importante dell’Algeria con un fatturato di 3 miliardi e mezzo di euro e un patrimonio netto di 2 miliardi e 600milioni di euro. Attualmente dà lavoro a oltre 15 mila persone in Francia, Spagna e Algeria.”
“Quello che hanno presentato appare un buon progetto di sviluppo industriale e occupazionale – prosegue il sindaco – anche se ancora da approfondire e da valutare adeguatamente. Diamo atto comunque che ormai da mesi esiste una trattativa con Jindal ormai entrata a far parte della new diligence, che in questi giorni sta terminando le fasi di acquisto. Anche in questo caso si tratta di un gruppo serio, una delle società più importanti a livello mondiale nella produzione di acciaio, che ha avuto tutto il tempo per approfondire, valutare e perfezionare la sua offerta durante i diversi sopralluoghi effettuati a Piombino.”
“In ogni caso, qualsiasi sia l’offerta che vince, deve contenere un piano industriale solido e chiaro che offra credibili prospettive di sviluppo in campo industriale per tornare a produrre acciaio di qualità, compatibilmente con il rispetto dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini, e che si impegni nell’impiego del maggior numero possibile di lavoratori.
“Altro aspetto da non sottovalutare è quello dei tempi – conclude Giuliani – le risposte devono essere celeri perché la nostra città ha bisogno di sapere e capire quale sarà il futuro della nostra industria e i criteri per perseguire questo futuro.”
Ufficio stampa comune Piombino
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COMUNICATO STAMPA FIM – FIOM – UILM
Cevital insieme ai rappresentanti sindacali
Cevital insieme ai rappresentanti sindacali
Nella giornata di oggi abbiamo ricevuto la richiesta di incontro dalla società CEVITAL. Lo scopo era quello di metterci al corrente della loro intenzione di acquistare la Lucchini. Le dichiarazioni che ci sono state fatte dal gruppo sono state ritenute soddisfacenti qualora queste venissero realizzate. Tuttavia la presentazione della manifestazione di interesse dovrà essere vagliata dal Commissario e dal Governo. Fim-Fiom-Uilm in presenza di più offerte privilegeranno quella che darà maggiori garanzie sul piano industriale ed occupazionale. I tempi oramai sono scaduti e la soluzione per l’acquisto della Lucchini dovrà avvenire entro la fine di Ottobre.
FIM FIOM UILM

Il CORRIERE ETRUSCO 13/10/2014





Mercoledì 15/10/ 2014 si svolgeranno le assemblee in 

fabbrica  

ODG: sciopero del 17 Ottobre a Torino e 

 manifestazione del 25 a Roma. 


E' gradita la partecipazione  di tutti i lavoratori 


 Orario delle assemblee...

primo turno e centrale  ore 9 /10,secondo turno 14/15

Rebrab (Cevital): «Pronti a comprare e rilanciare la Lucchini»

Il presidente del gruppo algerino si è presentato a Piombino per incontrare il sindaco Giuliani e i sindacati

«Se il governo italiano è davvero interessato alla reindustrializzazione di Piombino, deve sapere che noi siamo il partner ideale. In due anni possiamo realizzare due forni elettrici, e sviluppare anche nuova occupazione con una piattaforma logistica portuale e con l’agroalimentare».
Così si è presentato la mattina di lunedì 13 al Tirreno Issad Rebrab, presidente del Gruppo Cevital, società algerina da oltre un miliardo all’anno di fatturato, che si propone di acquistare la Lucchini. Rebrab ieri mattina ha incontrato (nella foto di Paolo Barlettani) il sindaco Massimo Giuliani, prima della riunione convocata per le 15 con i sindacati. Rebrab, che abbiamo avvicinato prima dell’incontro con Giuliani, ha assicurato che Cevital «entro la prossima settimana presenterà la sua offerta economica al commissario, corredata da un piano industriale per la ripresa produttiva del sito di Piombino».
13 ottobre 2014   
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  • domenica 12 ottobre 2014

    NUOVA OFFERTA CON UN INVESTIMENTO ANNUNCIATO DI 300 MILIONI

    Lucchini, si fa avanti il gruppo algerino Cevital

    ·STILE LIBERO Idee dalla Val di Cornia Inserito in News dal territorio
    Issaaad Rebrab
    PIOMBINO 12 ottobre 2014 – Il gruppo algerino Cevital, il maggiore del paese nordafricano, ha annunciato l’intenzione di acquistare lo stabilimento piombinese della Lucchini e di puntare al suo rilancio attraverso investimenti per 300 milioni di euro. Cevital intenderebbe costruire, nel comprensorio, anche una piattaforma logistica per le produzioni del gruppo.
    La notizia è stata ripresa da diversi importanti organi di informazione nei quali si riferiscono le dichiarazioni virgolettate del presidente Issad Rebrab (nella foto) il quale ha spiegato che l’obiettivo del gruppo è quello “di riavviare l’attività siderurgica a Piombino fino al raggiungimento di una produzione di due milioni di tonnellate di acciai speciali e standard, con l’installazione di due forni elettrici in sostituzione dell’altoforno e il revamping generale delle lavorazioni a freddo”.
    Sul piano occupazionale Cevital prevederebbe l’assunzione del personale necessario al rilancio dell’attività siderurgica a cui si aggiungerebbero altre assunzioni conseguenti a impegni diversi che il gruppo intenderebbe assumere in altri settori.
    Secondo quanto riferiscono fonti attendibili entro pochi giorni Cevital presenterà la propria offerta al commissario Nardi, comprensiva del piano industriale, degli organici previsti e delle debite garanzie finanziarie.
    Dal mondo economico i dati che si riferiscono su Cevital indicano che il gruppo ha iniziato la propria attività negli anni Settanta nel settore della metallurgia, per poi investire nell’agroalimentare, nell’automobile, nella produzione di vetro, nella costruzione di prefabbricati e nella grande distribuzione. Oggi Cevital fattura 1,3 miliardi di dollari, impiega 5.500 persone e punta a investire 2,3 miliardi di dollari da qui al 2010, portando il proprio giro d’affari a 5 miliardi di dollari.
    Il gruppo algerino nelle operazioni di acquisto dello stabilimento sarebbe quindi un nuovo candidato accanto agli indiani di Jindal che sono in ballo da tempo.
    Ovviamente al riguardo del nuovo interesse algerino per la Lucchini ogni cautela è essenziale. E, improntati a prudenza, sono anche i primi commenti: Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl rileva: “Il procuratore di Cevital si era fatto vivo in questi giorni a Piombino. Tuttavia, siamo vicini al preliminare di vendita e questa vicenda è stata già turbata da finte offerte in passato. È questo il momento di dare certezze; che ci siano soggetti seri che presentino un piano industriale il più robusto e più forte possibile per lo sviluppo industriale e la salvaguardia dell’occupazione”.
    Dal canto proprio Salvatore Barone, responsabile per politiche industriali della Cgil, ha così valutato la nuova offerta algerina: “Non conosciamo ancora né l’offerta né il piano industriale su cui ovviamente prestiamo particolare attenzione perché al piano è legato il numero degli occupati. Il nostro obbiettivo è quello di mantenere l’area a caldo perché altrimenti il ridimensionamento produttivo e occupazionale sarebbe particolarmente grave e pesante”.
    “Se effettivamente – ha riferito infine il governatore Enrico Rossi – c’è un’altra proposta di acquisto della Lucchini non può che essere un fatto positivo. La sostanza e la credibilità della proposta sarà valutata dal commissario Nardi che poi riferirà alle istituzioni. Penso che questo ulteriore interessamento al polo siderurgico di Piombino sia anche il frutto dell’accelerazione e della determinazione con cui le istituzioni, centrali e locali, stanno portando avanti l’attuazione dell’accordo di programma, che io coordino”.

    Cevital punta all’acquisto della Lucchini

    Il gruppo algerino prevede di investire, per la costruzione di una piattaforma logistica e di un complesso di produzione agro-industriale, oltre 300 milioni di euro
    PIOMBINO. Cevital sta puntando all'acquisto e al rilancio della Lucchini. Non solo, ma prevede di investire, per la costruzione di una piattaforma logistica e di un complesso di produzione agro-industriale, oltre 300 milioni di euro. Il presidente del gruppo algerino Issaaad Rebrab ha spiegato che l'obiettivo è quello "di riavviare l'attività siderurgica a Piombino fino al raggiungimento di una produzione di due milioni di tonnellate di acciai speciali e standard, con l'installazione di due forni elettrici in sostituzione dell'alto forno e il revamping generale delle lavorazioni a freddo". Ciò inoltre "anche sulla base delle precedenti importanti attività del gruppo Cevital avviate nel settore siderurgico".
    La Cevital inoltre prevede la costruzione di una piattaforma logistica per le diverse attività del gruppo nel Mediterraneo e di un complesso di produzione agro-industriale, "con positivi riflessi sia sul livello occupazionale locale che sullo sviluppo economico del territorio. Ciò comporta - si legge nella nota - un investimento adeguato di oltre 300 milioni di euro". Il piano industriale di Cevital prevede l'assunzione del personale necessario all'avvio dell'attività siderurgica, a cui si aggiungeranno le assunzioni relative alle nuove attività del gruppo. In aggiunta ai mercati tradizionali della Lucchini , la Cevital "commercializzerà una parte consistente della produzione di acciaio sui mercati del Maghreb e africano. Entro pochi giorni la Cevital presenterà la sua offerta ufficiale al Commissario della procedura di amministrazione ordinaria, composta dal piano industriale ed occupazionale e delle relative garanzie finanziarie".
    La reazione di Enrico Rossi. "Se effettivamente c'è un'altra proposta di acquisto della Lucchini non può che essere un fatto positivo". Lo spiega il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi. "La sostanza e la credibilità della proposta sarà valutata dal commissario Nardi che poi riferirà alle istituzioni", aggiunge Rossi: "Penso che questo ulteriore interessamento al polo siderurgico di Piombino sia anche il frutto dell'accelerazione e determinazione con cui le istituzioni, centrali e locali, stanno portando avanti l'attuazione dell'accordo di programma, che io coordino. Un accordo che prevede interventi per l'ammodernamento del porto, per le bonifiche e per la disponibilità alla realizzazione di impianti per la produzione dell'energia elettrica, finalizzati alla riapertura dell'area a caldo che, per noi, è, e resta, un obiettivo irrinunciabile", conclude il presidente della Regione.
    Il commento della Cgil. "Non conosciamo ancora nè l'offerta nè il piano industriale su cui ovviamente prestiamo particolare attenzione perchè al piano è legato il numero degli occupati". Questo il primo commento della Cgil, nelle parole di Salvatore Barone responsabile politiche industriali del sindacato di Corso Italia, alla notizia dell'interesse di Cevital per Lucchini, in particolare per le acciaierie di Piombino. "L'obiettivo nostro è mantenere l'area a caldo perchè altrimenti il ridimensionamento produttivo e occupazionale sarebbe particolarmente grave e pesante", ha spiegato Barone. Qualsiasi offerta, a suo giudizio, "dovrà essere rigorosamente vagliata dal Ministero dello Sviluppo Economico e avere quelle precondizioninecessarie relative al piano industriale e alla salvaguardia dell'occupazione".
    12 ottobre 2014

    giovedì 9 ottobre 2014

    LINK IESTA 9/10/2014

    La siderurgia manda in fumo altri 1500 posti di lavoro

    Piombino e Terni provano a salvare la produzione di acciaio. Ma i licenziamenti saranno inevitabili
    Philippe Huguen/Afp/Getty Images
    Non c’è solo l’Ilva tra le partite aperte della siderurgia italiana. Altri due simboli dell’acciaio italiano vivono giorni decisivi per il proprio futuro: il sito Lucchini di Piombino e quello di ThyssenKrupp a Terni. Saranno il banco di prova per il futuro dell’acciaio in Italia. Piombino perché sarà il luogo sperimentale - a meno di sorprese - per la nuova tecnologia di forno elettrico alimentato a minerale preridotto, fornita dal gruppo indiano Jindal. Terni perché sta provando a sopravvivere alla crisi, alla volontà dei tedeschi di andarsene, cercando nuovi modi di risparmiare sull’energia. Ma in entrambi i casi il tributo pagato in termini di posti di lavoro sarà molto pesante. 
    Piombino aspetta Jindal
    Lo stabilimento Lucchini è fallito ufficialmente il 21 dicembre 2012. Da allora è gestito da un commissario straordinario, Piero Nardi (che cura anche la vendita degli altri siti dell’ex Lucchini), in attesa dell’arrivo di un compratore. La fabbrica si chiama ancora Lucchini, ma la famiglia bresciana, che l’aveva rilevata nel 1993 a seguito della privatizzazione di Italsider, se n’è disfatta da anni. Nel 2005 arrivò la russa Severstal di Alexei Mordashov, e fino al 2008 fu l’idillio.  «Nel giugno del 2008, alla Festa de l’Unità, i russi presentarono numerosi importanti investimenti, tra cui il progetto per portare l’altoforno a produrre 3 milioni di tonnellate di acciaio», raccontava qualche mese fa a Linkiesta Luciano Gabrielli, segretario della Fiom della Provincia di Livorno. 
    Con la crisi finanziaria di fine anni Duemila cambiò tutto e nel marzo 2009 i russi scorporarono la fabbrica dal resto del gruppo e lasciarono che andasse lentamente verso il fallimento. Dal 24 aprile 2014 l’altoforno non funziona più, ed è in una situazione di “mantenimento”. Dalla scorsa primavera è iniziato il processo di vendita. All’apertura delle buste, la scorsa estate, si è ufficializzato l’interesse del gruppo indiano Jindal (Jsw). L’offerta economica iniziale è stata bassa. Non ci sono cifre ufficiali, ma indiscrezioni parlarono di 10 milioni di euro, a fronte di una cifra ideale di 130 milioni, necessaria per soddisfare i creditori privilegiati e parte dei chirografari. Più di recente è arrivata una seconda offerta, di importo maggiore. Lo stesso presidente e direttore generale della società Jsw Steel, Sajjan Jindal, ha avuto modo di parlarne durante una visita dell’inizio di settembre a Piombino, descrivendola come “inferiore ai 100 milioni di dollari”, ma non specificando oltre. 
    Col forno ad arco elettrico lavoro a rischio
    In un primo tempo Jindal aveva espresso l’intenzione di rilevare solo la parte “a freddo” dello stabilimento. Si tratta di tre laminatoi, ossia di macchinari composti da rulli che premono progressivamente un semilavorato, dandogli la forma e le dimensioni desiderate. È una parte dello stabilimento che darebbe lavoro a 750 dei 2.332 dipendenti, a cui si aggiungono 1.500 addetti dell’indotto. «Quella di 750 persone è la cifra di Jindal, bisognerà discuterla», dice aLinkiesta Luciano Gabrielli. Il sindacato punterebbe anche al riassorbimento di un altro migliaio di dipendenti, nell’area a freddo. Altre 250 persone, aggiunge Gabrielli, sono destinate ad andare in pensione da qui al 2018. «Se con una modifica alla legge Fornero si permettesse ai lavoratori dei posti industriali in crisi di andare in pensione con 40 anni di contributi invece che 42 anni e sei mesi, questo eviterebbe il ricorso alla cassa integrazione per 3-4 anni».   
    Ufficialmente l’offerta del gruppo indiano è ancora limitata a questa parte del sito, ma da settimane la società ha fatto trapelare l’intenzione di intervenire anche sull’area a caldo. A segnare la svolta è stato un incontro dello stesso Sajjan Jindal con il premier Renzi e con il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. 
    Non c’è però l’intenzione di riaccendere il vecchio sito dell’altoforno, che potrebbe essere addirittura trasformato in museo. L’idea è invece di creare un nuovo forno ad arco elettrico, nell’area adiacente ai laminatoi. Questa tecnologia produttiva tradizionalmente permette di realizzare acciai speciali, che vengono ottenuti partendo da semilavorati, e prevede un’alimentazione con rottame. Da qualche anno si sta però sviluppando una forma di alimentazione, con il preridotto, un materiale minerale composto all’85% circa di ferro ottenuto con un procedimento di tipo chimico. «Se un forno elettrico viene alimentato con preridotto, ciò permette di avere una qualità medio-alta», spiega Luciano Gabrielli. Parlare di cosa potrà essere prodotto, aggiunge, è prematuro. Di sicuro non potrebbero essere prodotti i semilavorati chiamati blumi, che arriverebbero dall’India e che servono per produrre le rotaie delle ferrovie. Mentre non è chiaro se possano essere prodotte le più piccole billette. Indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore parlano di una possibile produzione di 600mila tonnellate annue (contro l’oltre 1 milione di tonnellate del periodo precedente alla chiusura dell’altoforno), che darebbero lavoro a 500 persone, di cui 300 per il forno e 200 per l’impianto. 
    A conti fatti è il 50% di posti di lavoro in meno. «Il punto fermo del progetto, purtroppo, è che la Jindal farà acciaio con il forno elettrico. Dico purtroppo perché è un sistema che dà meno occupazione», dice a Linkiesta il sindaco di Piombino, Massimo Giuliani. «Ringrazio il dottor Jindal per lo sforzo economico che sta mettendo in atto. Ma voglio far notare che è una scelta in controtendenza con quello che avviene in Germania, dove si sta riprendendo a costruire altoforni. Noi ne avremmo uno vicino a un porto commerciale, cosa che non è comune». Per il migliaio di lavoratori che ha davanti la prospettiva di perdere il lavoro, aggiunge il primo cittadino, le prospettive di assorbimento potrebbero arrivare dal porto, sia nel sistema logistico che grazie allo sviluppo della parte commerciale, e dallo smantellamento dei siti industriali, almeno per un paio d’anni. C’è anche l’ipotesi di un museo dell’industria. «Vorremmo conservare una tradizione nella siderurgia che è secolare. La prima acciaieria a Piombino risale al 1864, 150 anni fa. Le prime testimonianze di lavorazione del ferro risalgono all’epoca etrusca e il museo ripercorerrebbe un percorso di tremila anni di storia».
    Allo stato attuale, il prossimo passaggio sarà l’accordo preliminare di vendita, che dovrà avvenire attorno al 15 di ottobre, anche se la data potrà slittare perché Jintal ha necessità di rifare il perimetro delle aree. Dal giorno del preliminare di vendita ci saranno 90 giorni per le discussioni e gli accordi sindacali. La discussione partirà dall’acquisto dei laminatoi, ma i sindacati chiedono che nei 90 giorni si arrivi a un accordo per tutte le aree.
    Tutto ruota attorno al gas
    Tutto questo dipenderà da un punto ancora in sospeso: quello del prezzo del gas. I forni ad arco elettrico alimentati con preridotto hanno necessità, per funzionare, di una elevatissima quantità di gas. Per questo sono stati sviluppati in Paesi in cui la fonte energetica è a basso costo. Negli Stati Uniti il prezzo al metro cubo è di 10-12 centesimi di euro, in Italia di 35 centesimi. «Perché l’investimento sia redditizio è necessario che il prezzo scenda a circa 20 ventesimi», dice Gabrielli. Come si arrivi al risultato non è chiaro, dato che incentivi statali sarebbero considerati aiuti di Stato e passibili di sanzioni dall’Ue. Il problema del gas è un problema di costi, aggiunge il sindacalista, mentre la discussione sulla necessità di utilizzare il rigassificatore «non c’entra con la questione». E che non si tratti di dettagli lo dice un precedente sinistro. «Abbiamo avuto un’esperienza negativa con lo stabilimento siderurgico della Magona, a Piombino. Era gestita da Arcelor Mittal e aveva un problema di gas a un costo eccessivo. E Arcelor ha perso il laminatoio». 
    Su questo punto, dice il sindaco Giuliani, per ora non ci sono stati contatti con il ministero dello Sviluppo economico. «Ci muoveremo - racconta - per capire le possibilità di incentivi da parte del governo o per trovare altre forme di risparmio. Il problema del gas, infatti, non è solo il costo elevato, ma che il prezzo oscilla. Vogliamo vedere se ci sono strade per lavorare sul potere di acquisto, anche in ambito privato». In questo contesto rientra pienamente l’utilizzo del rigassificatore. «Ci sono soluzioni che stiamo analizzando - si limita a dire il sindaco -, abbiamo strutture poco utilizzate che stiamo analizzando». 
    Giuliani ritiene invece che sia “improbabile” la costituzione di un impianto Corex per alimentare il forno ad arco elettrico, in aggiunta al preridotto. Le due misure sono da considerarsi alternative. La scelta sarà, dunque, tra un piano che prevede un alto consumo di gas e un piano che preveda il ricorso al carbone, la materia prima del Corex. In questo secondo caso sarebbe probabile anche la costruzione di una centrale a carbone, dall’impatto ambientale non trascurabile. 

    A Terni battaglia sul filo di lana
    L’energia è stata uno dei temi trattati anche nella vicenda della Thyssenkrupp di Terni. Qui il futuro degli Acciai Speciali di Terni (Ast) è appeso a un filo molto esile. Il 7 e 8 ottobre ci sono stati incontri al ministero dello Sviluppo economico per scongiurare la messa in mobilità di 550 lavoratori sui 2.800 dello stabilimento, come previsto dal piano di ThyssenKrupp. La multinazionale tedesca ha da tempo deciso di uscire dalla produzione degli acciai speciali. Nel 2012 stabilisce di vendere il comparto e la finlandese Outokumpu si dice disponibile a comprare. Ma l’accordo è bocciato dall’antitrust europeo, per abuso di posizione dominante. I finlandesi, se vogliono comprare la Inoxium e gli stabilimenti di Krefeld e Bochum, devono rinunciare a Terni. Le acciaierie umbre tornano alla ThyssenKrupp, che non sa che cosa farsene. Dalla società tedesca si fa capire che il ritorno della proprietà sarà provvisorio e si prospetta un nuovo piano industriale che ridurrebbe la capacità produttiva potenziale da 1,6 milioni a 900mila tonnellate. 
    Ad agosto arriva la procedura di mobilità per 550 persone e un piano di risparmi che prevede risparmi per 100 milioni in tutte le aree di attività. A settembre la procedura di mobilità viene sospesa, fino al 5 ottobre, e comincia un periodo di trattative tra sindacato, Mise e azienda. Per ora non ci sono però risultati positivi, come conferma Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim Cisl. Nell’incontro dell’8 ottobre «sono stati presenti il ministro Federica Guidi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, segno che si è alzato il livello di rappresentanza politico-istituzionale - commenta -. Stanno lavorando a un testo in equilibrio tra le esigenze delle parti, ma l’equilibrio è ancora lontano». Il sindacalista dopo l’incontro del 7 ottobre aveva detto: «c’’è la possibilità che si scenda alla metà e forse al di sotto del numero di 550 esuberi. Per noi è essenziale che la produzione rimanga superiore al milione di tonnellate, con due forni accesi e in marcia, invece che con un forno solo».
    La svolta sull’energia elettrica
    Tra i passi avanti del tavolo c’è quello che riguarda l’energia elettrica che alimenta i forni, assieme al rottame. Non si tratta di incentivi, sottolinea con forza Bentivogli, perché dopo la legge “salva Alcoa” non c’è più uno sconto che paga lo Stato, anche per i paletti europei. Si sta invece lavorando, aggiunge, «perché si rivedano i contratti con i fornitori e perché si usino gli strumenti virtuosi previsti per gli energivori, prima tra tutti quelli dell’interconnector e della interrompibilità». Sono due strumenti non nuovissimi. L’interconnector è previsto dal 2009. In parole povere, si dà la possibilità alle aziende energivore di costruire nuove linee di interconnessione con l’estero, per potere acquistare energia alle tariffe estere, inferiori rispetto a quelle italiane. La norma prevede che fino al 2015 le imprese possano godere del meccanismo dell’import virtuale: possono cioè acquistare dall’estero a prezzi minori, come se le linee di interconnessione fossero state costruite. L’interrompibilità è uno strumento che esiste invece da molto prima. È la possibilità per le aziende di farsi pagare dal sistema se sono disposte a essere distaccate in caso di necessità, per motivi di sicurezza. Con questi due strumenti, secondo Bentivogli, il risparmio è pari a circa 6 milioni di euro. Non briciole, ma non qualcosa che possa compensare un taglio severo come quello da 100 milioni deciso da ThyssenKrupp. 

    lunedì 6 ottobre 2014

    Tenere duro e lottare 

    devono diventare le parole d'ordine


    Siamo un gruppo di lavoratori di Piombino( dipendenti della Lucchini, della Magona Arcelor Mittal, della Sol e delle ditte appaltatrici) che, adesso devono unire all' incertezza occupazionale anche la perdita dei loro diritti fondamentali. Il Governo Renzi mentre continua a non dare risposte soddisfacenti alla crisi della siderurgia di Piombino, decide con la revisione dello Statuto dei lavoratori, di togliere ai lavoratori stessi,la qualifica di cittadini. La riforma renziana del lavoro prevede, infatti: il demansionamento , il controllo dei lavoratori con mezzi elettronici e l' abolizione dell' art. 18 che, ricordiamo, prevede che il lavoratore licenziato senza giusta causa sia reintegrato nel suo posto di lavoro. Questa riforma, tanto moderna, riduce i lavoratori a schiavi medioevali: dovremo accettare tutto: ritmi di lavoro, livelli salariali minimi, condizioni di sicurezza. Ogni più piccola cosa sarà pretesto per il licenziamento. In pratica si produrrà un gara, tra i lavoratori, a chi accetta le condizioni di lavoro peggiori, pur di mantenere il posto di lavoro, condizioni di lavoro da terzo mondo, che niente hanno a che fare con la nostra Costituzione, di cui vogliamo ricordare proprio il primo articolo : "L' Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Noi vogliamo che a Piombino si torni a produrre acciaio salvando tutti i posti di lavoro, ma con la stessa determinazione, esigiamo di tornare in fabbrica a testa alta con la copia della Costituzione nella tasca della tuta da lavoro e non la la palla al piede di chi ha perso la libertà. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno conquistato i diritti sanciti nello Statuto dei lavoratori attraverso lotte e sacrifici indicibili; adesso spetta a noi difenderli per assicurare alle future generazioni un mondo del lavoro che renda la vita degna di essere vissuta. Noi apprezziamo e condividiamo le forme di lotta decise dal sindacato per protestare contro la cancellazione dell' art. 18 e ad esse parteciperemo.
    Pensiamo che adesso sia arrivato il momento di superare le mezze misure; è il momento dello sciopero generale, di bloccare il paese e, se sarà necessario, raccogliere le firme per l'abolizione di questa controriforma. Intanto il giorno in cui il Parlamento incomincia decretare la morte dei diritti dei lavoratori non può essere vissuto come un giorno normale; per questi motivi mercoledì 8 ottobre ( dalle ore 24.00 del 7 ottobre alle ore 24 dell' 8 ottobre) faremo un presidio nell' aiuola antistante l' ingresso della SOL , all' ingresso di Piombino. Ci vestiremo "da schiavi" per simboleggiare le condizioni in cui ci vogliono ridurre, ma soprattutto per evidenziare che solo con la lotta i lavoratori potranno spezzare le catene di chi vuole togliere loro la dignità. E' veramente schiavo non chi ha le catene ai piedi, ma chi accetta di essere schiavo.
    Piombino. 6 ottobre 2014
    Aruta Antonio  
    Balestri Nico
    Beccari Alberto
    Checchi Paolo
    Ferrara Gaetano
    Francini Paolo
    Lugli Daniele
    Martini Sergio
    Matteuzzi Massimo
    Morelli Daniele
    Quaglierini Gianluca
    Rossi Maurizio
    Venturi Fabio