sabato 3 maggio 2014


Web senza freni: minacce a Mirko Lami  

Il sindacalista, nel mirino dopo la partecipazione in tv da Santoro, incassa e poi sfida Grillo a un confronto pubblico

di Alessandro De Gregorio
Quando ha sbatacchiato quella balaustra in diretta tv, urlando «questa è d’acciaio, no di legno!», ha acceso molti cuori soprattutto tra i piombinesi che seguivano la trasmissione. Ma mentre la bacheca facebook di Mirko Lami cominciava a riempirsi di complimenti per l’appassionata partecipazione a “Servizio pubblico”, il suo telefonino cominciava a bollire. E non tutti i messaggi erano dello stesso tenore. Già giovedì sera, subito dopo la diretta tv, mentre guidava al ritorno dagli studi della 7 con la delegazione di operai e studenti, sono cominciati ad arrivare i primi insulti. Nulla al confronto di quanto è successo ieri, ovvero da quando Beppe Grillo sul proprio blog, su Facebook e su Twitter ha cominciato a esporre alla pubblica gogna sia Lami che lo stesso Michele Santoro e il vignettista Vauro.
03 maggio 2014     


  • il Tirreno / 
  • Piombino / 
  • Cronaca / 
  • Web senza freni: minacce a Mirko Lami



  • 1° Maggio in valsusa                                      ON: 3 MAGGIO 2014, 



    condove1
    Ci stringemmo a mutuo patto…
    Lavoro, festa e dignità
    Condove, mattina del primo maggio – Incontro gli operai e delegati della Vertek-Lucchini, dove ha lavorato Achille Croce, che promosse nel 1970, proprio qui alla Moncenisio, primo caso al mondo, l’ordine del giorno, votato all’unanimità, contro la produzione di armi.
    Accanto al gazebo i lavoratori hanno esposto la mostra fotografica (curata da Giovanni Falco) della storia della loro fabbrica, dai tempi – 1906 – del fondatore Fortunato Bauchiero a oggi.
    Qui c’era – e c’è ancora, tra i 94 operai rimasti a lottare – una grande professionalità; qui si è fatto di tutto, dai proiettili e siluri alle auto, dalle carrozze ferroviarie e tranviarie alle macchine da calze…
    Qui si respira solidarietà e determinazione, in attesa dell’ennesimo cambio di proprietà (un indiano?). Davide, combattivo e preparato, che conosco da tempo, introduce, e illustra il quadro delle difficoltà produttive odierne e del diffuso malessere sociale. Proviamo insieme a ragionare, di crisi, di siderurgia, di alternative; pensiamo, nel segno internazionale di questa festa, al bisogno di un collegamento più ampio dell’organizzazione sindacale, a livello di base e non solo. I lavoratori di Piombino, anche loro della Lucchini, che si fanno ascoltare dal Papa, sono un segnale. Discutiamo di cosa si può fare in Europa, insieme, per capire le scelte e i modelli economici, per tutelare diritti non negoziabili, per stabilire e valorizzare contatti preziosi con altre realtà organizzative affini. La discussione si fa appassionata; molti ricordano ancora la lotta di resistenza contro la chiusura dei cotonifici. Parliamo di cassa integrazione, della assurdità di questo vivere alla giornata, senza prospettive e progetti, anche e soprattuto per i giovani. Proviamo a ripartire dalle premesse e dalle promesse, non realizzate ancora, della Costituzione, e allarghiamo lo sguardo all’altra Europa che dobbiamo ricostruire, partendo dalla riconversione di produzioni e consumo.
    L’amarezza si alterna alla rabbia, all’ironia sulla casta politica e sui manager dalle liquidazioni d’oro. Ma la rassegnazione va combattuta, non meno della corruzione. E questi lavoratori, con la loro tenacia e intelligenza, lo dimostrano ogni giorno, anche il primo maggio.
    gigirichetto
    condove2
    dal sito http://www.gigirichetto.it/

    venerdì 2 maggio 2014

    Piombino. La fabbrica è qualcosa di più 

     di un posto di lavoro

    * Giorgio Nebbia




    Secondo me, la chiusura di una fabbrica dovrebbe essere intesa come un lutto nazionale. Lo spegnimento dell'ultimo, ormai rimasto unico, altoforno dell'acciaieria di Piombino meriterebbe l'esposizione delle bandiere a mezz'asta. Con la morte di una fabbrica scompaiono non soltanto i posti di lavoro; forse i lavoratori dell'acciaieria di Piombino conserveranno un salario, forse saranno convertiti in operatori ecologici per spazzare le scorie di un secolo e mezzo di polveri e fumi; forse l'acciaieria a ciclo integrale sarà convertita in acciaieria con forni elettrici per trattare rottami o col processo Corex, senza cokeria e altoforno.

    In un momento di crisi come questo il pericolo di perdere un salario è certamente prioritario rispetto ad altre considerazioni. Ma "la fabbrica" è qualcosa di più di un posto di lavoro; la fabbrica è qualcosa di vivo che trasforma le risorse della natura, minerali o prodotti agricoli, in merci, in oggetti non solo vendibili, ma utili, necessari per la vita di altre persone. La fabbrica è storia; attraverso i capannoni di Piombino sono passate generazioni di operai e tecnici; accanto a quelle macchine sono morti padri di famiglia, per imprevidenza o egoismo dei datori di lavoro (non a caso i sette omicidi di Torino si sono avuti in un'altra acciaieria, quella della Thyssen Krupp); in quella fabbrica si sono concretizzate le speranze del primo giorno di lavoro e l'orgoglio di entrare a far parte di una famiglia, si sono svolte azioni di solidarietà, come anche di conflitti.

    Nella "fabbrica" è nata la classe operaia - parola che non si deve oggi pronunciare - sono cresciuti i conflitti per un orario di lavoro più decente, per un salario che permettesse di sfamare le famiglie e di mandare i figli a scuola. Nella fabbrica è nata, con buona pace degli ecologisti da salotto, l'ecologia, la consapevolezza che le merci che gli operai stavano producendo si formavano trasformando la natura, con processi che inevitabilmente generano fumi e scorie che avvelenano prima di tutto gli operai all'interno e poi le famiglie all'esterno del muro di cinta, e poi la comunità più in generale. Lotte per nuovi diritti, di salario ed ecologici, che hanno fatto nascere la società moderna e da cui ha tratto beneficio tutta intera la comunità di un paese.

    La fabbrica è stata la culla del capitalismo e dei "padroni", di quelli che sfruttavano gli operai nel nome del profitto e che oggi, per lo stesso motivo, spostano fabbriche e lavoro da un punto all'altro del globo; padroni che sono stati sordi alla domanda di nuovi diritti dei dipendenti e della società, risparmiando per evitare depuratori e filtri e maggiore sicurezza. Piombino è stata "fabbrica" in tutti questi sensi, sorella delle innumerevoli fabbriche di questa terra; per questo la sua morte è un lutto.

    A maggior ragione per il fatto che a Piombino si produceva l'acciaio, non una merce qualunque, ma la merce specialissima che permette di costruire grattacieli e ferrovie, di conservare in scatola gli alimenti, di muoversi e di scambiare conoscenze e pensieri, presente nelle abitazioni, nei ponti e nelle strade, in tutti i macchinari, 
    perfino nelle merci più "verdi" ed "ecologiche". Una merce che, nel bene e nel male, ha accompagnato il "progresso" non solo merceologico, ma anche scientifico, sociale, economico ed umano.

    articolo tratto da www.resistenze.org.


    *Giorgio Nebbia nato a Bologna nel 1926 ha svolto attività di ricerca nell'ambito della merceologia, con particolare riferimento all'analisi del ciclo delle merci. Si è poi occupato di risorse naturali , studiando la energia solare , la dissalazione delle acque e il problema dell'acqua, temi sui quali ha pubblicato numerosi contributi scientifici.
    In campo politico, è sempre stato su posizioni di Sinistra, battendosi in particolare contro il rilancio del nucleare come energia pulita. È stato eletto alla Camera dei deputati per la IX Legislatura (1983 al 1987e, poi, al Senato per la X Legislatura della Repubblica Italiana (dal 1987 al1992nel gruppo della sinistra indipendente.

    Primo maggio di crisi: a Piombino la manifestazione simbolo della Toscana

    Nella città ferita dallo spegnimento dell’altoforno Lucchini anche il governatore Enrico Rossi: "Ci metto la mia faccia, se perdo questa battaglia la presidenza è a disposizione"

    di Cecilia Cecchi
    Piombino, città ferita, simbolo della difesa del lavoro. La manifestazione nella città dell'acciaio, a pochi giorni dallo spegnimento dell'altoforno della Lucchini, è l'emblema della crisi occupazionale che sta mordendo anche la Toscana. Alla manifestazione indetta dai sindacato è presente anche il il governatore della toscana Enrico Rossi. Tantissimi i lavoratori dell'azienda accompagnati dai loro familiari. Applausi scorscianti a intercalare gli inrterventi del sindaco Gianni Anselmi e soprattutto del presidente della Regione Rossi. Il governatore ha detto "di giocarsi tutto sul futuro della fabbrica di Piombino. Con l'aiuto del governo - ha sottolineato - Piombino potrà rimanere una certezza industriale". Mandateci interventi e foto con #lavoroefuturo
    La manifestazione. L'intervento di Enrico Rossi: "Ero sindaco di Pontedera e Vannino Chiti fece una battaglia per la Piaggio, una battaglia che vincemmo. Tanto che la Piaggio è' ancora li, ci sono stati tanti problemi ma è ancora lì. Chiti mi disse: caro sindaco, ci sono battaglie che o si vincono o si perdono, e se si perdono bisogna essere conseguenti. Vi dico oggi che noi facciamo la battaglia per la riaccensione dell'area a caldo, per Piombino, per la Toscana, per l'Italia e per l'Europa. Dobbiamo vincerla. Se la perdiamo la mia presidenza è a disposizione, ma non mi ritiro, continuerò la battaglia per questo obiettivo. Bisogna avere il coraggio di rilanciare: metto la mia testa sulla battaglia di Piombino. All'area a caldo non rinunciamo". Qui l’applauso più forte di una piazza partecipe per il governatore Enrico Rossi. Qui il senso di tutti gli interventi della mattinata. Da Mirko Lami Rsu Fiom "una festa del lavoro ferita con l’altoforno in stand by, ma non possiamo pensare che sia un funerale. Grazie al Papa Francescooggi qui con noi tante radio e tv telecamere accese su Piombino. A Piombino l’acciaio, a Piombino la Concordia"  (Lami che stasera sarà nel programma di Michele Santoro “Servizio Pubblico” non più registrato al Rivellino ma dallo studio di Roma).
    a
    (Nella foto Lami con in mano la provetta dell'ultima colata di ghisa)
    Poi il sindaco Gianni Anselmi che comincia ringraziando per la collaborazione l’associazione nazionale per la sicurezza sul lavoro Ruggero Toffolutti, salutando il passaggio in piazza di un bel gruppi di ciclisti che partecipavano alla pedalata del primo maggio in nome del lavoro, della sicurezza della solidarietà:  "Sempre in prima fila - dice Anselmi - per conservare a questa città il ruolo di primo piano che ha svolto nella storia industriale d’Italia".
    Ma anche il segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli ( in rappresentanza di Cgil Cisl Uil) è certo che "con un fronte comune così forte si può e si deve ancora lottare perché Piombino possa tornare a produrre acciaio ecosostenibile". Per tutti davvero, con la crisi dell’acciaio e delle acciaierie la manifestazione in piazza Verdi è stata simbolo in Toscana per il primo maggio a difesa di tutta la forza lavoro presente sul territorio e sin troppo a rischio. Simbolo di una crisi però già rivolta verso un futuro di rilancio, perché Piombino vuole il suo futuro.

    01 maggio 2014    
  • il Tirreno / 
  • Piombino / 
  • Cronaca / 
  • Primo maggio di crisi: a Piombino la manifestazione simbolo della Toscana
  • Uno staff con Rossi per far marciare l’Accordo Piombino

    La “cabina di regia” si riunirà già la prossima settimana Il presidente: «Gli operai sono il nostro miglior alleato»


    PIOMBINO. L’Accordo di programma sul futuro della Lucchini, o meglio dell’intero comparto piombinese che ruota attorno alla fabbrica, inizierà a muovere i primi passi fin dalla prossima settimana. Lo garantisce il presidente della Regione Enrico Rossi, nominato dal governo presidente del coordinamento per l’attuazione dell’Accordo. La cosiddetta cabina di regia.
    «Il coordinamento – dice Rossi – sarà convocato già la prossima settimana con l’obiettivo di redigere entro tre mesi il cronoprogramma per attivare l’Accordo di programma. Con l’Accordo abbiamo fatto un pezzo di quelle politiche industriali che a livello nazionale mancano e che da ogni parte vengono invocate, anzi abbiamo fatto di più, abbiamo fatto anche un pezzo delle politiche dei porti, altro settore che sente questa necessità».
    Rossi ha chiara la difficoltà del lavoro che lo attende e che non affronterà da solo. «Già nella prima riunione del gruppo di coordinamento sull’Accordo – dice il governatore – proporrò la creazione di uno staff che segua passo per passo l’attuazione dell’Accordo stesso, non si devono allungare le decisioni politiche da prendere. E in questo senso il nostro miglior alleato è la classe operaia piombinese, che vuole restare in fabbrica, lavorare allo smantellamento di alcune parti della fabbrica, alle bonifiche, e che vuole arrivare a ricostruire l’area a caldo a Piombino».
    Il presidente della Regione lo ha detto nei giorni scorsi e lo verrà a ripetere anche stamani all’iniziativa promossa dai sindacati per la festa del Primo Maggio: l’obiettivo è di far tornare Piombino a produrre acciaio nell’arco di due-tre anni. «Non rinunciamo alla possibilità che a Piombino riprenda la produzione di acciaio. Un quadro di certezze l’abbiamo dato, ora si tratta di trovare un investitore che si muova in questo quadro sfruttando le opportunità offerte dall’Accordo di programma. E, in un certo scenario, mi spingerei anche a pensare che sia lo Stato a prendere l’iniziativa per riprendere a Piombino la produzione di acciaio di qualità, in una situazione di riconversione ecosostenibile del sito. Del resto – prosegue Rossi – Piombino è una vicenda emblematica: si rimette al centro dell’attenzione e dell’impegno l’industria di base, si fa un uso quanto più ridotto possibile della cassa integrazione utilizzando i lavoratori nelle bonifiche; insomma, un circuito che alla fine rimette al centro il lavoro. Cosa dirò dunque agli operai per la Festa del lavoro? – dice Rossi – Dirò che non siamo qui a far chiacchiere, ma a combattere la battaglia insieme a loro facendo su Piombino il più grosso intervento nella storia della Regione Toscana, un intervento nel quale la Regione investe circa 140 milioni di euro».
    E poi la questione del porto. «È un’altra scommessa – dice Enrico Rossi – quando partimmo sembrava una stramberia, ma adesso all’ampliamento del porto si lavora e rapidamente. Tutte le proposte sulla siderurgia hanno al centro la possibilità di utilizzare un porto più grande e più moderno. Poi da cosa nasce cosa, come si è visto con la questione della demolizione delle navi militari. Anche qui il quadro c’è, ora si tratta di trovare un imprenditoria che si piazzi in questo segmento».
    Nicola Stefanini
    01 maggio 2014    
  • il Tirreno / 
  • Piombino / 
  • Cronaca / 
  • Uno staff con Rossi per far marciare l’Accordo Piombino
  • giovedì 1 maggio 2014

    IMMAGINI dal PRIMO MAGGIO a Condove

    Lavoratori LUCCHINI VERTEK PRESENTI  !!!





    BUON 1° MAGGIO




     “La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.”
    TUTTI IN PIAZZA a CONDOVE
    I Lavoratori della Lucchini Vertek 
    saranno presenti con il loro gazebo
     informativo